Translate

Translate

martedì 25 febbraio 2014

Il giornale


LINGUA ITALIANA

Obiettivo

1 - L’alunno sa utilizzare il codice linguistico in tutte le sue forme espressive.

1.1-  L’alunno conosce il linguaggio giornalistico e sa comporre un giornale:

-          riconosce i tipi di articoli che vengono collocati nelle varie parti del giornale;

-          conosce il sistema di impaginazione di un giornale;

-          impara a conoscere la funzione e la struttura di un titolo in una notizia;

-          sa compiere un confronto tra i titoli di una stessa notizia riportata da giornali diversi;

-          conosce gli argomenti e i temi presenti in un titolo;

-          sa compiere un confronto tra notizie uguali riportate  da giornali diversi;

-          riconosce i vari tipi di articoli;

-          conosce la struttura di un articolo giornalistico;

-          conosce le caratteristiche del linguaggio giornalistico.

Attività didattica

Contenuti e procedure: giornali quotidiani, vari tipi di articoli, impaginazione, funzione  del titolo, confronto fra titoli e confronto fra articoli. Letture, confronti, osservazioni ed analisi.

Visita alla sede del “Corriere della sera”.

**********************************************************

Ecco il lavoro degli alunni.

IL QUOTIDIANO

Il quotidiano deriva dal latino “quotidie” che significa “ogni giorno” e indica appunto un giornale che esce tutti i giorni.

Oggi ( 5 novembre 2013) abbiamo portato a scuola  i quotidiani di varie testate:

Corriere della sera

La provincia pavese

Il giorno

Il giornale

 

Effettuata una sommaria analisi degli articoli riportati , è evidente che non riportano le stesse notizie.

Analizziamo il Corriere della sera.

In prima pagina compaiono le  notizie  più importanti o clamorose della cronaca italiana e dall’Estero.

Da pagina 2 a pagina 11: Primo Piano , sono le notizie dell’Italia – cronaca politica.

Da pagina 12 a pagina 16 : Notizie dall’Estero.

Da pagina 17 a pagina 25 : Cronache.

A metà giornale c’è l’inserto di Milano (cronaca , cultura e tempo libero, vendite immobiliari, programmazione film).

Da pagina 27 a pagina 31: economia.

Da pagina 32 a pagina 33: cultura.

Da pagina 34 a pagina 35: idee e opinioni, lettere al Corriere.

Da pagina 37 a pagina 39: spettacoli.

Da pagina 40 a pagina 43: sport.

Pagina 44: necrologio.

Pagina 45: il tempo meteo.

Pagina 46 e 47: programmi TV.

Pagine 4 - 7 - 16 – 22 – 24 – 36 – 38 – 48: pubblicità.






 

Sistema di impaginazione

 
 
 
 
 
 


 


Attività.

Ritagliare un articolo.

 

 Leggere  attentamente  l’articolo di giornale e rispondere alle seguenti domande:

1)      CHI?

2)      QUANDO?

3)      DOVE?

4)      CHE COSA?

5)      PERCHE’?

Risposte

1)      Il capo talebano Hakimullah Mehsud è stato ucciso.

2)      Il 1° novembre 2013.

3)      In Pakistan.

4)      I capi di diversi gruppi  talebani si sono riuniti in assemblea.

5)      Per eleggere un nuovo capo talebano.

 

La cronaca e le 5 W

 

Generalmente, per scrivere una cronaca,  si utilizza il sistema detto “ metodo delle 5 W”. Sono domande che, nella lingue inglese, iniziano sempre con la W e servono a fornire al lettore gli elementi per la comprensione dell’evento.

WHO? Chi ? -  Vengono indicati i protagonisti (uno o più) della vicenda.

WHEN? Quando ? -  Vengono indicati il momento e l’epoca in cui si sono verificati i fatti narrati.

WHERE ? Dove ? -  Sono presenti le affermazioni relative ai luoghi in cui è avvenuta la vicenda.

WHAT ?  Che cosa? -  Vengono spiegati e precisati i fatti accaduti.

WHY ?  Perché ? – Vengono spiegate le cause che hanno determinato i fatti accaduti.

 

 

Impara le 5 domande e usale tutte per scrivere la cronaca di un fatto.

 

Cronaca

Il 23 agosto 1958, il proprietario di una piantagione e sua moglie Paola  hanno trovato un  trovatello, una piccola leonessa nella regione del delta del Niger, in Africa Occidentale.

La leonessa aveva un paffuto naso argenteo, due acquosi occhi da lattante , un manto vellutato e la bocca rosea con denti appuntiti come aghi.

La leonessa chiedeva a gran voce di essere nutrita. Paola si diede velocemente a radunare poppatoio, tettarella, latte e acqua bollita.

Dopo qualche anno la leonessa divenne grande e fece la sua famiglia in uno zoo.

 

La sede del Corriere della Sera
Via Solferino 28 - MILANO
 

 
 Inizia la presentazione del giornale con la lunga storia che inizia nel 1876.

 
Ecco la prima edizione del Corriere della sera
 


Continua la presentazione sul grande schermo
 



Ed ora come si fa il giornale
 




 
Qui sotto.E' il primo appuntamento collettivo della giornata. Alle ore 11.00 il direttore, il condirettore, i viceredattori e i caporedattori centrali si riuniscono con i responsabili dei settori nella Sala Albertini. La redazione romana è collegata in video conferenza.


 
Conclusa questa rassegna allargata, la direzione prende le prime decisioni operative con i titolari delle sezioni interessate e si comincia a ipotizzare una distribuzione dei temi sul timone, abbinando notizie e pagine
 
 
Nella immagine sotto indicata lo schema Flusso Editoriale spiega le lavorazioni che avvengono nell'area di preparazione del prototipo digitale, da cui verranno stampate centinaia di migliaia di copie. Il flusso produttivo dei quotidiani è tecnicamente gestito in modo completamente digitale sul "Sistema Editoriale". Il sistema editoriale non è altro che un database dove vengono raccolte tutte le informazioni (notizie d'agenzia, immagini, testi, titoli, tabelle, formati grafici predefiniti) necessarie per la creazione del giornale.
 
 
Fasi
1) Creazione di un primo timone cartaceo in collaborazione tra pubblicità e redazione, cui segue il timone digitale e l'impaginazione della pubblicità.
2) Importazione del timone digitale sul sistema editoriale e inserimento automatico della pubblicità nelle pagine.
3) Disegno manuale su carta del menabò delle pagine redazionali a cura della redazione grafica.
4) Caricamento sul sistema editoriale dei layut di pagina con assegnazione dei formati grafici predefiniti.
5) Impaginazione e completamento delle pagine con tutti gli elementi che le compongono.
6) Produzione delle pagine di servizio: borsa, TV, cinema, teatri e tempo.
7) Controllo e gestione del timone e produzione delle pagine finite.
8) Inserimento del piano di produzione: definizione delle testate, delle edizioni, dei dorsi e associazione ai centri stampa.
9) Integrazione con le pagine regionali prodotte nelle redazioni locali.
10) Trasmissione delle edizioni complete ai centri stampa.
 
 

 
 
 
 
 
Grazie alle nuove tecnologie di telecomunicazione, le pagine vengono teletrasmesse ai poli di stampa che distano magari migliaia di chilometri dalla sede di Milano. Proviamo anche noi a seguire le pagine del giornale nel loro viaggio elettronico, ad esempio verso il centro di Pessano. Le pagine sono già qui, riversate in una manciata di minuti nel supercomputer del centro e stanno per essere trasformate con un procedimento fotografico, in altrettante lastre da applicare alle  macchine rotative. Anche in tipografia, dominata dalle gigantesche rotative alte più 14 metri e lunghe 40, il computer regna sovrano. I robot radiocomandati prelevano i rotoli di carta dal magazzino: fino a 165 rotoli ogni notte che pesano in tutto 220.000 chili e, se srotolati, coprono 3.300 chilometri, quasi la distanza tra Milano e il Polo Nord. Poi “sbucciano” i rotoli e li preparano per il montaggio sullo svolgitore. Applicate le pellicole, le rotative possono partire con la stampa, alla velocità di 70.000 copie all’ora. In modo completamente automatico, le pagine stampate sono a loro volta piegate e assemblate per formare il giornale e i singoli giornali sono a loro volta suddivisi in pacchi (30.000 ogni motte), pronti per la spedizione. Non resta che caricarli sui furgoni e via, nel loro viaggio verso l’edicola.
 

 

 
 
Ed ora l'intervista ad un giornalista. 
 

 
Ed ecco arriva un altro suo collega.
 

 
 
I ragazzi chiedono, pongono tante domande.
 


 
All'ingresso della sede del Corriere della sera il busto del suo fondatore Eugenio Torelli Viollier.
 
 
 
ED ORA PRODUCIAMO IL NOSTRO GIORNALINO SCOLASTICO.
 

 

 

 

 

 

 

 

lunedì 23 dicembre 2013

Vetrofanie


Nei negozi con articoli natalizi si trovano senz’altro molte vetrofanie già pronte: sono decorazioni speciali che aderiscono ai vetri delle finestre senza bisogno di adesivi e colle, sono rimovibili e si possono conservare di anno in anno rimanendo sempre belle.

Ma gli alunni delle classi quinte della scuola primaria hanno preferito personalizzare le vetrate di casa e di scuola creando una magica atmosfera natalizia, provando la tecnica del window color che è facile e divertente, ecco come procedere!

Materiale occorrente:

· Tubetti di diverso colore di window colors (si trovano in kit nei negozi di giocattoli o nei colorifici)

· Tubetto di window color nero per i contorni

· Fogli di acetato (plastica rigida trasparente)

· Immagini di soggetti natalizi da ricalcare


Prendere il foglio di acetato e metterlo sopra l’immagine che si intende realizzare.

Utilizzare come modelli i disegni per bambini da colorare










































Oppure usare i soggetti preferiti di riviste natalizie. 

Occorre tener conto che più semplice sarà il soggetto, più risulterà bella la vetrofania.

Iniziare a creare i contorni con il tubetto nero. Lasciare asciugare: in genere basta qualche ora a temperatura ambiente.












Poi si procede riempiendo bene le aree contornate con il colore più adatto, facendo bene attenzione a non lasciare spazi vuoti. Più i colori sono brillanti, più lucente sarà la vetrofania.












Lasciare asciugare per altre 24 ore.





A questo punto non rimane che staccare la vetrofania dall’acetato e provarla subito sul vetro della finestra: aderirà all’istante senza bisogno di adesivi!























































Si può riposizionare la vetrofania tutte le volte che si vuole, creando le più varie composizioni.




Il consiglio: fare in modo che il vetro della finestra sia ben pulito e al limite, se l’aria è molto calda e secca e la vetrofania fatica ad aderire, inumidire appena sul retro.

Per conservarla per gli anni successivi, rimetterla su un acetato e porla in modo asciutto e pulito.



















venerdì 20 dicembre 2013

Personaggi natalizi


Cucchiai di legno

 

Cosa serve:

 

cucchiai di legno di varie forme e dimensioni

colla

forbici

cotone e lane colorate per i capelli

pennarelli

fiocchi e fiocchettini

pezzetti di stoffa per i vestiti

nastri colorati

 

“Questo è un lavoretto semplicissimo, adatto anche come regalino ad amici e parenti, serve solo tanta fantasia: potete imitare l’aspetto dei vostri amici, quello della mamma, quello della nonna…o creare personaggi punk con i capelli verdi.

Ritagliate la stoffa e legatela al manico del cucchiaio, disegnate il viso con un pennarello nero, incollate fili di lana e cotoni colorati come capelli…”

 

“Classici cucchiai da cucina in legno si trasformano in divertenti personaggi, animali, burattini… Per decorare i cucchiai è possibile utilizzare ogni tipo di materiale: cartoncini colorati, rafia, spago, occhietti mobili, pasta da modellare, Gomma Crepp, pompons, ciniglia…”

Prendendo spunto da queste idee, ecco trasformati i cucchiai di legno in personaggi del presepe!

Gli alunni delle classi quinte si sono destreggiati nel creare il meglio.

Ed ecco il risultato:

UN GRANDE PRESEPE!

 















 
 

lunedì 25 novembre 2013

Buone pratiche per l’integrazione degli alunni con disabilità


1)   LABORATORIO EURISTICO (SCUOLA INFANZIA / CLASSE PRIMA SCUOLA PRIMARIA)

“LA TERRA”

Dalla narrazione (racconto da cui trarre spunto “La storia del pappagallo Lallo”)                                 

alla scoperta (la terra come luogo di vita degli alunni; come richiamo alla concretezza, alla durezza, alla trasformazione, come miscuglio di colori e di sostanze)

Obiettivo: Utilizzare tutti gli stimoli e le esperienze che il mondo della terra ci mette a disposizione per avvicinare i bambini alla concretezza, alla multiformità e alla dinamicità della vita.

Descrizione: Il laboratorio si articola in diverse fasi che posso essere sviluppate anche separatamente

 
FASE
 
CONTENUTO
 
ATTIVITA’ E SCOPERTE
 
 
1
La terra
Toccare, schiacciare, stringere, lasciar cadere, setacciare, separare da legnetti, foglie, sassi…
Dare forma ---aggiungere acqua--- fango
2
Foglie, sassi, piume
Classificare (fare MUCCHIETTI DI…)
Eseguire operazioni logico-matematiche (tanti…pochi…confronti….)
3
In giardino
Scavare, trovare foglie, sassi…..
Ascoltare i rumori e/o i suoni (passi sulla terra, sulle foglie, sui sensi….)
La sabbia
Le impronte
4
Il colore della terra
Scura o chiara?
La gradazione dei colori
5
La neve
Raccoglierla
Osservarla
Farla scogliere
Gli stati dell’acqua
6
La consistenza della terra
Asciutto o bagnato?
7
La terra bagnata
Stampi e forme
Lasciare le impronte
8
Gli animali nella terra
Osservare che la terra è abitata da alcuni animali.
Osservare una lumaca (o un lombrico): caratteristiche scientifiche
9
La semina
Curare la semina: terra, acqua, luce.

 

 

Storia breve di Lallo il Pappagallo

Una mattina arriva nella nostra scuola un piccolo pappagallo (pupazzetto costruito con la carta)

“Ciao!” – saluta i bambini che lo guardano incuriositi “ Mi chiamo Lallo e arrivo da molto lontano”.

Comincia a raccontare la sua storia e i bambini lo ascoltano attentamente dice di abitare in un bosco ai piedi di un grosso albero perché, essendosi fatto male ad una zampetta, non riesce più a volare ini alto e ha dovuto portare il suo nido in basso. Succede però una cosa strana al nostro pappagallino: tutte le mattine, quando si sveglia, si ritrova il nido pieno di terra e anche le sue ali ne sono sempre sporche. Lallo, per nulla arrabbiato, cerca di capire perché gli accade tutto ciò e scopre che vicino al suo nido abita una talpa piccolina, che, tutte le mattine, pulisce la sua tana e butta fuori tutta la terra con così tanta forza che non si accorge di buttargliela addosso. Lallo è quasi divertito e contento di quello che gli accade, perché questa terra è speciale e ha un profumo………. Lo volete sentire? Ve ne lascio un po’……… Così appare un mucchietto di terra e i bambini si affrettano a dividersela per sentire se è veramente profumata come dice Lallo e fanno una meravigliosa scoperta!

martedì 5 novembre 2013

Slow school

Per una scuola lenta, rispettosa dei tempi e diritti dei bambini

giovedì 6 dicembre 2012 di Simonetta Musetti

Come nel caso di "Slow food" è nata "Slow school", una rete di genitori e insegnanti che chiedono per i loro figli e le loro figlie una "scuola più lenta", una educazione e pedagogia "slow" e non violenta che rispetti i tempi dei bambini. Riflessioni di un’insegnante dell’infanzia sull’argomento.
“Le cose di ogni giorno raccontano segreti a chi le sa guardare ed ascoltare......” fino a svelare che “per fare un tavolo ci vuole un fiore” e, a dir il vero, poi si scopre che “per fare tutto ci vuole un fiore”.
Le parole le ha regalate Gianni Rodari, la musica e la voce Sergio Endrigo. Da tempo, prima o poi, nel corso di un anno scolastico propongo ai bambini questa canzone o il suo testo illustrato. Cerco poi di aspettare le loro considerazioni, le loro ipotesi, le loro domande. Arrivano. Sempre. Basta saper aspettare. Questo, il saper aspettare, dovrebbe essere una delle mie abilità professionali fondamentali. Dovrebbe, perché poi in realtà, anche alla scuola dell’infanzia, viene richiesto da più parti di correre, di andar veloci. Non perché correre, saltare, toccare, annusare, guardare… siano tappe fondamentali della crescita, da vivere intensamente, ma solitamente perchè c’è sempre un adulto che ha fretta. Non c’è purtroppo il tempo di aspettare che un fiore diventi un tavolo. Purtroppo, se ad aver fretta sono i genitori, ingabbiati in tempi di vita che poco hanno a che fare con i tempi dei bambini (i tempi del lavoro quotidiano, il lavoro nero, le diffficoltà delle famiglie dei migranti ...). Purtroppo, se ad aver fretta sono insegnanti che temono di non programmare abbastanza le giornate a scuola, se non si forniscono prodotti che testimoniano di svolgere un lavoro.
Professionalmente sono un’insegnante di scuola dell’infanzia e appartengo alla tipologia di insegnanti che cercano di occuparsi maggiormente dei percorsi e dei modelli che i bambini esplorano, seguono, intrecciano, disfano e ricostruiscono ogni giorno, per costruire il pensiero. Mi interessa maggiormente il percorso prima del prodotto. Mi interessano i ‘’progetti’’ che si co-costruiscono con i bambini, imboccando strade solitamente non predefinite. Mi interessa soprattutto cercare di stimolare apprendimenti affinché i bambini possano essere adulti non ‘’con teste piene ma con teste ben fatte’’ - per utilizzare le parole d’Edgar Morin – o, per rinfrescare l’inesauribile Maria Montessori, a far si che i bambini possano essere in grado di dire ‘’aiutami a fare da solo’’. Mi interessa costruire mappe ed impararle a leggere con i bambini piuttosto che abituarli ad inserire il navigatore satellitare.
Alcuni anni or sono, in occasione dell’anniversario della dichiarazione dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, conversando su questo tema con un gruppo di bambini (tra i 4 e 5 anni), uno di essi, sostenne:“ i bambini possono guardare il cielo e le stelle e volare, guardare le farfalle e nuotare nell’acqua leggera.”

Ci vuole tempo per fare questo; ci vuole tempo per ascoltare i bambini, per permettere loro di vivere i propri tempi ed insegnare che anche questo è un diritto dei bambini. Bisogna saper andare lenti. Essere un po’ tartarughe, un po’ lumache: animaletti strategici. Si portano dietro case, sanno proteggersi, sono molto longevi, sanno scavare ed andare sotto terra ma anche nuotare, arrivano da tempi remoti e vanno verso futuri. E se come esseri umani ci abbiamo messo cosi tanto tempo per comparire sulla terra e impieghiamo circa nove mesi (ben circa 280 giorni) per prepararci alla nascita, dove dobbiamo correre? Dove devono correre i bambini se non soltanto verso la scoperta del tempo e dello spazio, delle relazioni che li legano e di quelle che legano gli umani al tempo e allo spazio disponibile sulla Terra? Devono prepararsi per essere unici, come una celebre rosa che ‘’sceglieva con cura i suoi colori, si vestiva lentamente, aggiustava i petali ad uno ad uno’’  [1].
Gianfranco Zavalloni è stato il pedagogista che ha definito (e forse avrebbe maggior senso dire il pedagogista che ha avuto la coerenza di ricordare) quali siano i diritti indiscutibili dei bambini, i diritti naturali, che ha cosi elencato:
1
IL DIRITTO ALL’OZIO
a vivere momenti di tempo non programmato dagli adulti
2
IL DIRITTO A SPORCARSI
a giocare con la sabbia, la terra, l’erba, le foglie, l’acqua, i sassi, i rametti
3
IL DIRITTO AGLI ODORI
a percepire il gusto degli odori, riconoscere i profumi offerti dalla natura
4
IL DIRITTO AL DIALOGO
ad ascoltatore e poter prendere la parola, interloquire e dialogare
5
IL DIRITTO ALL’USO DELLE MANI
a piantare chiodi, segare e raspare legni, scartavetrare, incollare, plasmare la creta, legare corde, accendere un fuoco
6
IL DIRITTO AL BUON INIZIO
a mangiare cibi sani fin dalla nascita, bere acqua pulita e respirare aria pura
7
IL DIRITTO ALLA STRADA
a giocare in piazza liberamente, a camminare per le strade
8
Il DIRITTO AL SELVAGGIO
a costruire un rifugio-gioco nei boschetti, ad avere canneti in cui nascondersi, alberi su cui arrampicarsi
9
IL DIRITTO AL SILENZIO
ad ascoltare il soffio del vento, il canto degli uccelli, il gorgogliare dell’acqua
10
Il DIRITTO ALLE SFUMATURE
a vedere il sorgere del sole e il suo tramonto, ad ammirare, nella notte, la luna e le stelle

Per far questo, almeno a scuola, ci vogliono adulti/insegnanti che ricordino quanto gli umani siano vicini alla terra e di come siano anche un po’ alberi, con le radici affondate nella terra ma la chioma che guarda verso l’alto. “Un albero ascolta comete, pianeti, ammassi e sciami. Sente le tempeste del sole e le cicale addosso con la stessa premura di vegliare. Un albero è alleanza tra il vicino e il perfetto lontano”  [2].
E’ sempre la stessa storia, ci vogliono degli alberi e dei fiori.
Ci vuole una scuola che sappia davvero andare lenta, una ‘’slow school’’  [3] come la definisce Penny Ritscher che agisca con pedagogie da lumache  [4].

Una scuola abitata da adulti/inseganti che non abbiano paura di essere“ più lenti, più dolci, più profondi” (Alexander Langer). Cosi, forse, si procede come ben sa chi va in montagna: ognuno col proprio passo, rispettando il proprio e quello altrui. Vorrei aggiungere, responsabilmente. Con la responsabilità di chi svolge un mestiere che “gioca” durante i primi anni di vita dei bambini per permettere la strutturazione di adulti il più possibile capaci di costruire saperi, di agire con critica e responsabilità.

Un adulto/insegnante costantemente “homo faber” che lavora con e per sostenere la capacità di collaborazione  [5] e, aggiungerei, “homo agricola” che possa agire e proporre la capacità di saper attendere. In questa direzione la pratica della cura degli orti e dei giardini è forse una delle proposte pedagogiche e didattiche più interessanti ed efficaci che la scuola possa agire Cio’ non soltanto nel rispetto dei diritti naturali citati, ma per la possibilità che offre di lavorare sulle emozioni e le relazioni, non in maniera didascalica, fornendo le etichettature verbali ma sul concreto misurarsi del lavorare e vivere insieme. Ci vuol tempo per lavorare la terra, per la semina, per la maturazione, per il raccolto. Ci vuole responsabiltà per ricordarsi le innaffiature. Ci vuole tempo per imparare la cura nel scegliere il cibo e assicurare cibo a tutti (se adulti responsabili hanno teste ben fatte). Ci vuole tempo per imparare a farlo insieme.
“Noi bambini dobbiamo prenderci cura del giardino e dei sentimenti” - riporta Tiziana Sandro- sostenendo che il giardino è “metafora di un lungo raccolto, rimanda ad un’esperienza simbolica dove definire confini, disegnare paesaggi interni, smuovere terriccio, seminare, bagnare, diventano gesti rituali volti ad avvicinarsi al mistero del ciclo vitale”  [6]. Di nuovo, occorrono insegnanti che si assumano la responsabiltà di scegliere come impostare il proprio lavoro, che scelgano se strutturare ambienti, materiali, proposte che porteranno all’omologazione delle conoscenze o alla ricerca dei saperi. Per questo, occorrerebbe essere capaci di dare “valore didattico al silenzio epistemologico [...]. Ogni esperienza esige un vasto spazio per poter essere apprezzata in tutta la sua ricchezza e acquistare senso [...]. E’ percio’ necessario sospendere per un momento il vortice dell’azione [...], e riappropriarci di una dimensione sempre più compressa e rifiutata, quella dell’attesa” [7].
Quella che puo’ riappropriarsi del silenzio “come atteggiamento d’ascolto, cioè d’accoglienza del pensiero altrui [...], come spazio “democratico” protetto dal pregiudizio [...]. Un silenzio pieno della memoria delle esperienze fatte , in cui le menti [...] possano esprimere e riconoscere le loro relazioni con il mondo [...]. Questo silenzio [...] è lo sfondo su cui la parola puo’ assumere forma e corpo di dialogo. Il dialogo [...] è un luogo dove si elaborano le conoscenze, dove si costruiscono teorie, [...]. Una conoscenza complessa, strutturata su relazioni più che su oggetti e concetti, trova in una situazione di interrelazioni vive il terreno più fertile per divenire anche rappresentazione e verbalizzazione, l’humus piu’ naturale per crescere e dare fiori e frutti” [8].
“Più lenti, più dolci, più profondi’’.
Simonetta Musetti

sabato 2 novembre 2013

Maestra Candida: Divertinglese

Maestra Candida: Divertinglese:   http://www.ild.rai.it/     Ministero dell’Istruzione, dell’ Università e della Ricerca Dipartimento per l’Istruzione Direzi...

Divertinglese

 
 
 
Ministero dell’Istruzione, dell’ Università e della Ricerca
Dipartimento per l’Istruzione Direzione Generale per lo Studente, l’Integrazione, la Partecipazione e la Comunicazione

COMUNICATO
A partire dal 6 ottobre 2013 RAI Scuola manda in onda i nuovi programmi del Divertinglese. L’offerta editoriale è rafforzata con lo spazio dedicato che passa da un’ora a un’ora e mezzo di programmazione quotidiana, articolata in tre fasce da 30 minuti ciascuna dedicate a tre diversi target, con repliche ogni 4 ore per ogni programma sul canale RAI SCUOLA 146 del digitale terrestre :

la PRIMA FASCIA in onda dalle 9.00 alle 9.30 propone cartoni animati dedicati ai bambini della scuola primaria

la SECONDA FASCIA in onda dalle 9.30 alle 10.00, propone fiction, sit-com dedicate agli studenti della scuola secondaria di primo grado.

La TERZA FASCIA in onda dalle 10.00 alle 10.30 propone una serie di documentari e programmi in lingua inglese con sottotitoli in inglese, nonché programmi didattici specifici per l’apprendimento della lingua, dedicati a studenti della scuola secondaria di II grado e Università.

Sabato dalle ore 9.30 alle ore 10.30 e domenica dalle ore 10:00 alle 11:00, D Family spazio dedicato alle repliche delle puntate andate in onda durante la settimana. Sul sito di RAI Scuola
www.raiscuola.rai.it/categorie/lingue/281/1/default.aspxi in video streaming le puntate di Family Foster e Cosmic Journeys messe in onda durante il mese di maggio 2013, nonché parte della nuova programmazione e il palinsesto completo situato in basso a destra sulla homepage.